IL TEATRO DEI PAZZI STUDENTI DI ITALIANISTICA.

 

Per un giovane di 20 fare teatro vuol dire vivere una nuova esperienza mai provata prima. É qualcosa di misterioso qualcosa che ti mette paura. Paura perché non hai la minima idea di che cosa sia,di come ci si deve comportare quando aspetti di entrare in scena,cosa si fa quando sei dentro la scena. Paura perché non sai come reagirà il pubblico davanti ad un "branco di studenti" che non ha la minima idea di cosa sia il teatro. Pensi: E se tutto va male dove troveremo il coraggio di ripresentarci agli amici.

Però tutto questo noi l'abbiamo superato egregiamente, almeno cosi crediamo. Quando siamo entrati in scena abbiamo infatti subito dimenticato che di fronte a noi stava seduto tranquillamente un pubblico di 200 persone la maggior parte o nostri parenti o nostri amici. Ed é stata questa cosa che ci ha un po' tranquillizzati perché anche se andava male loro non se la prendevano con noi "poveri illusi" che crediamo di saper fare teatro. 

Per arrivare fino a questo punto il percorso é stato lungo e faticoso. Per la prima volta il nostro gruppo che é composto da 19 studenti si é riunito a metà ottobre. In quel momento la nostra professoressa ci ha proposto di mettere in scena quattro fiabe di Italo Calvino e noi molto "entusiasticamente" abbiamo accettato subito.Poi ad inizio novembre é arrivata la nostra regista Simona Gonella, dal Piccolo Teatro di Milano. Una persona stupenda, carattere molto allegro, bravissima nel fare il suo lavoro con "il branco degli imbranati".Abbiamo fatto un giorno di prove e poi Simona se ne é andata  lasciandoci una  "montagna" di lavori da svolgere: 

Per tre mesi ci si é incontrati una o due volte a settimana fino alla fine di febbraio quando la mitica Simona é ritornata. Nel frattempo avevamo svolto i nostri compiti:

Questa é stata la parte più dura del nostro percorso perché molti di noi si erano stancati di fare "scienza" e volevano mollare tutto.Ma é stata la nostra professoressa a convincerli a restare, specialmente quello "scemo" di Blerim.Il suo metodo di convinzione e stato molto efficace.

Arrivata Simona le prove sono diventate più frequenti:in nove giorni 30 ore di prove dure.Quello é stato il periodo più bello anche se il lavoro man mano che si avvicinava il giorno della rappresentazione diventava più faticoso.In quei giorni é successo di tutto: scherzi, urla di dolore e di gioia, scenate di rabbia da parte di Simona e della prof. che a dire il vero é stata il nostro angelo custode per tutto il tempo.Non so cosa avremmo fatto senza di lei. E stata lei che ci ha messi in ordine ogni volta che noi "scalmanati" dimenticavamo il nostro "nobile dovere di attori". E stato faticoso perché era la prima volta che affrontavamo un esperienza di quei livelli. Noi non sapevamo niente di come si fa il teatro anche perché la cultura teatrale qui a Scutari manca ormai da quasi 10 anni,il teatro "Migjeni" della nostra città é chiuso da molto tempo. É stato faticoso anche perché dovevamo dare il meglio di noi stessi in una lingua straniera che vi assicuro non é per niente una cosa facile.Dato che noi non avevamo fatto mai in vita nostra teatro neanche in albanese figuriamoci in italiano!!!!

Simona ci ha insegnato molte cose:

LA GRANDE SERATA: 8 marzo 2000

Prima di andare in scena Simona ci ha riuniti tutti e ci impartito le ultime istruzioni. Poi siamo entrati nei nostri nascondigli finché il pubblico avesse riempito la sala. La nostra prof. ha tenuto un breve discorso prima di cominciare lo spettacolo.Nel frattempo noi rinchiusi là dietro abbiamo danzato la Kalinka russa e  abbiamo raccontato delle barzellette che nessuno sentiva.Quando Elona,Mirjana e Denada hanno cominciato a cantare "Vajze shkodrane" a tutti noi sono tremate le gambe per l'ultima volta.Perché quando siamo entrati in scena abbiamo dimenticato che un pubblico stava davanti a noi.Per fortuna tutto é andato bene, ma potevamo fare di meglio. Ma speriamo che la replica di giovedì sera 6 aprile andrà meglio. Quando é finito lo spettacolo e gli spettatori si sono alzati in piedi per applaudire noi ci siamo sentiti degli eroi,almeno per una sera ci sembrava di avere conquistato Scutari.Dopo che tutto era finito siamo andati al nostro "doposcala" il locale dei Broxi.

Un grande ringraziamento va alle SUORE STIGMATINE  che ci hanno permesso di fare le prove e la rappresentazione nella loro chiesa.

(di Klodian Kovaçi, studente del primo anno del corso di italianistica,Università di Scutari)