INTERVISTA IMMAGINARIA A MIGJENI

a cura di  Elona Picoka, studentessa di italiano del 2° corso

 

Signor Migjeni, lei che è stato uno dei novatore delle poesia albanese e che ha posto  le basi del realismo critico, ci narri dove e quando è nato e  come ha vissuto la sua infanzia?

Sono nato l’11 ottobre 1911 a Scutari nel quartiere dei Gesuiti. Sono stato battezzato con il nome di Millosh Nikolla. Mio padre si chiamava Gjergj Nikolla, era un piccolo commerciante ed aveva   sposato mia madre Sofia Anastas Kokoshi il 17 settembre 1900. Ebbero quattro figlie, le mie sorelle  Cvetca, Ollga,  Lenca, Jovanka e due figli Nikolla ed io che sono il più piccolo. La mia infanzia non fu facile. Oltre alla difficoltà economiche, in famiglia ebbi anche le perdite delle persone più care. Persi mia madre quando avevo cinque anni, otto anni dopo  anche mio padre mori  un anno dopo, nel 1925, mori mio fratello maggiore per pleurite. Aveva solo 24 anni. In questo periodo scomparse anche mia nonna Stake Milani che si era presa cura di noi. Mi ero affezionato molto a lei, ai suoi racconti, al suo modo di affrontare la vita. Per quanto dura sia stata niente lo sconfisse eccetto la morte avvenuta nel 1926 all’`età di 80 anni . 

E lei come impostato la sua vita ?

Ho proseguito gli studi a Tivar (Montenegro ) dove si trovava anche mia sorella. Mi iscrissi poi al Seminario teologico della religione ortodossa di Jan Teologo a Manastir .

Si è ritrovato in questo generi di studi ?

Beh…invece di uscire da questo seminario come un devoto pope, ne sono uscito come un uomo laico che vuole vivere con orgoglio e non con sofferenza, come un uomo che ama e che vuole essere amato, che arde dalla gioia di vivere .

Può spiegare meglio questa sua convinzione ?

Io sono quello che chiedeva di non pregare per me perché volevo visitare di persona l `inferno palmo per palmo. La mia bella città Scutari era il mio paradiso e l’ inferno terrestre erano la mia musa e il mio amore tragico. Ritornai a Scutari nel `32 e non accettai di lavorare come pope ma decisi di insegnare lettere in un paese a 7 km. da Scutari, a Vrake. Era il mio primo incarico. Percorrevo la strada ogni giorno in bicicletta e questo provocò un ulteriore peggioramento della mia salute, infatti non ho goduto mai di una salute di ferro, anche quando ero al seminario ero sotto stretta osservazione dei medici dato che i miei polmoni erano molto deboli e c’ era il pericolo della tubercolosi, la malattia dell’epoca. Dopo il rientro da Atene per ulteriori cure presi a lavorare nella scuola “28 Novembre”una delle scuole più note della città. Nel 1936 mi trasferii a Puka , per motivi di salute, e lavorai come direttore di una scuola elementare .

Quando è stato il periodo più difficile della sua vita ?

Il 22 dicembre del 1937 segnò la mia partenza senza ritorno. Partii per Torino per curarmi e nel frattempo per continuare gli studi Universitari di letteratura . Ma ciò non fu possibile perché non  accettarono la mia iscrizione per motivi economici. Dalle visite fatte ,mi raccomandarono di ricoverarmi all’ospedale di Torino al Sanatorium di San-Luigi. La chiamavano la casa dei disperati e a me in quei giorni mi sembrò come un inferno che bruciava due volte la mia anima. La lontananza dalla mia terra faceva raddoppiare la mia sofferenza. Anche se a Torino non era solo perché avevo mia sorella Olga e tanti amici che non mi lasciavano mai solo.

Come passava le sue giornate, la sua attività poetica ne ha risentito delle sua malattia ?

Le mie giornate lì passarono fra passeggiate dove cercavo di godere il lungo possibile la natura ,e letture. Le mie riflessioni scritte a Torino erano assai pessimistiche anche se dentro di me cercavo sempre la forza di godere ogni attimo della vita. Le ultime tre righe che ho scritto, primo di entrare in coma le ho dedicato al nostro leggendario eroe Skenderbeg .

Quali erano le sue preferenze, i suoi amici e le sue ispirazioni?

Il mio tempo libero lo passavo, specialmente il nuoto . Mi ricordo le nuotate fatte con gli amici a Shiroka e al ponte di Mes . Mi piaceva giocare a scacchi. Ma la mia grande passione era la musica; suonavo sempre il mandolino. Adoravo la tradizione del coro russo e le “Serenate di Schubert”, mi faceva sentire vivo. Ammiravo Chaplin il suo cinema.

Per quanto riguarda gli amici ne ho avuti molti amici tra quelli più stretti erano Jordan Misja, Peko Kodici, Teufik Gjyli, noti intellettuali dei quali ho ancora dei bellissimi ricordi. Ci ritrovavamo spesso al Grand Caffè. Tutti noi avevamo degli ideali, delle idee rivoluzionarie. Volevamo  godereil nostro sole liberi senza sentire i lamenti delle madri a cui muoiono i bambini tra le braccia per la povertà, crudeltà e ingiustizie che non risparmiavano gli angeli della nostra generazione del nuovo mondo .

Le sue poesie presentavano una forma di emancipazione mai vista prima. Ci interesserebbe  sapere a cosa si riferiscono ? Da che cosa è stato ispirato?

Le poesie pubblicate nella rivista “Illyria” sono state edite poi in una raccolta dal titolo “Versi liberi “.  Aveva 24 pagine ed era stato stampato in 100 copie nel 1936. Ma a settembre queste nuove rime furono censurate, perché il sistema monarchico di Ahmet Zog le sentiva come una minaccia.  Venivano infatti rispecchiati aspetti della vita reale degli anni ’30 dei miei connazionali, della mia gente, l’odio, la violenza, lo sfruttamento, l’ipocrisia della mia società, tutto ciò espresso con esplosioni di rabbia da leone imprigionato. Tramite le mie poesie cercavo di richiamare l’attenzione della gente sulle ingiustizie. Volevo trasmettere l’allegria dalla nuova epoca fra per liberare le persone dalle catene della schiavitù. Nelle prime sei poesie di questa raccolta canto la rinascita del   “nuovo uomo  che combatte per riavere tutto quello che è suo e che gli è stato preso con la forza, canto la libertà, la vita, i suoi diritti la sua personalità . Incito i giovani, ai quali il mondo sorride di primo mattino,  affinché portino il mondo verso il trionfo delle nuove idee e di una nuova vita.Ecco cosa cantavo :

Gioventù, canta la canzone più bella che sai !

Canta la tua canzone, che arde nel tuo petto .

Lascia scorrere la tua gioia, che ti esplode con furore.

Non frenare la canzone: Lascia che prenda la  via.

Ridi Gioventù ! Ridi ! Il mondo è tuo. 

 

Il secondo ciclo è l’opposto del primo. Comincia con il “Poema della miseria.  È stato definito un capolavoro. È molto originale, voglio rivelare la vera faccia dell’immensa sofferenza dove i miei sentimenti si orientano sempre più contro la religione,la società e tutto il mondo, costruito sulla violenza estrema. La miseria, non vuole solo giustizia. Anche se è un panorama abbastanza tragico, le note ottimistiche non mancano perché  non si tratta di una sofferenza orgogliosa che non piega il nostro spirito combattente. L’ispirazione era la vita, gli occhi inconsolabili dei miei alunni, della gente che mi circondava, lo sguardo intenso dei montanari, il freddo sorriso dell’innocenza .

 

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La casa di Migjeni a  Scutari, oggi sede di una Congregazione cattolica